Cappella di famiglia

Cappella funeraria di Paolo di Ferdinando Triscornia

Cappella funeraria di Paolo di Ferdinando Triscornia
veduta d'insieme

Galleria

Cappella funeraria di Paolo di Ferdinando TriscorniaCappella funeraria di Paolo di Ferdinando TriscorniaCappella funeraria di Paolo di Ferdinando TriscorniaCappella funeraria di Paolo di Ferdinando TriscorniaCappella funeraria di Paolo di Ferdinando Triscornia

Storia e descrizione

La cappella Triscornia si distingue nel panorama di Marcognano per il vocabolario architettonico e decorativo ispirato all’antica civiltà egizia. L’interesse per  questo tipo di repertorio, comunemente definito Egittomania, divenne un fenomeno di massa e di costume sin dalla fine del Settecento, grazie alle nuove scoperte archeologiche e alle campagne napoleoniche.

Nella seconda metà dell’Ottocento, l’apertura del Canale di Suez (1869) e il successo dell’Aida (1871) di Giuseppe Verdi rinnovarono l’attrazione del pubblico, e degli artisti, per l’Egitto dei Faraoni. Piramidi, sfingi, obelischi, palme, serpenti e geroglifici, popolarono l’arte e l’architettura del periodo simbolista, alimentando un immaginario sospeso tra esotismo, mistero e suggestioni esoteriche.

L’edificio, severo e monumentale, è impostato su una pianta pressoché quadrata. La composizione è dominata da superfici lisce, scandite da grandi filari orizzontali, che accentuano l’impressione di solidità. L’accesso è preceduto da una breve scalinata e da un pronao sorretto da due colonne dal gusto egittizzante, con capitelli stilizzati con motivo a foglia di palma. L’insieme è concluso da una pronunciata modanatura a gola egizia, al di sotto della quale corre un fregio a motivi vegetali che contorna l’intera cappella: al centro, sopra il portale d’ingresso, un motivo ornamentale che reinterpreta in maniera eclettica l’antica simbologia del disco solare alato.

L’interno, la cui decorazione riecheggia quella dell’esterno, è completato da un’originale figura in marmo rappresentante un Cristo porta croce: la rigida frontalità e la sintesi geometrica della composizione richiamano un linguaggio prossimo all’Art Déco e potrebbero suggerire un inserimento successivo alla costruzione della cappella.

Il progetto, di Paolo Triscornia, risale al 1912 e la cappella fu completata due anni più tardi, nel 1914. Un’iscrizione, all’interno della stessa, ne ricorda l’edificazione:

PER ONORARE LA MEMORIA DEI SUOI AUTORI / PAOLO TRISCORNIA / QUESTA CAPPELLA COSTRUI’ / NELL’ANNO 1914

Paolo di Ferdinando Triscornia (Carrara, 1853-1936)

La famiglia Triscornia risulta coinvolta nel mondo della scultura sin dalla fine del Settecento. Paolo Andrea Triscornia (Carrara, 1757 – Roma, 1833) e Agostino Maria Triscornia (Carrara, 1767-1824), inviavano originali e copie dall’antico a San Pietroburgo sin dal 1793. Il Museo dell’Ermitage conserva ancora un nucleo di ben nove opere in marmo di Paolo Andrea, dal grande gruppo del Laocoonte, dall’originale dei Musei Vaticani, al Gladiatore Morente dei Musei Capitolini, fino ai soggetti d’invenzione con i gruppi di Diana e Endimione e Amore e Psiche.

Le opere venivano realizzate a Carrara e inviate, via mare, in Russia, dove Agostino gestiva  il magazzino di cose marmoree della famiglia. Questo rapporto privilegiato proseguì per la maggior parte del secolo: la filiale di San Pietroburgo della ditta Triscornia sarebbe rimasta attiva fino al 1875.

Paolo di Ferdinando Triscornia, che adottava il nome esteso per distinguersi dall’avo Paolo (1811-1907), fu l’ultimo esponente della dinastia ad occuparsi di scultura e lavorazione artistica del marmo.

Seguendo una tradizione inaugurata dal padre Ferdinando (1817-1897, sepolto nella cappella), egli si specializzò nella realizzazione di piccole, ma raffinatissime, sculture in marmo destinate, perlopiù, al mercato britannico e a quello francese.

I cataloghi del tempo lo ricordano come autore di statue fantasia, monumenti di lusso e ritratti conformi a fotografie, e dal suo moderno laboratorio in località San Martino (ancora ben visibile lungo la via Carriona) uscirono lavori destinati ai palazzi imperiali di Berlino e Budapest, alla Russia e all’Ungheria.

Nel 1892 realizzò il Monumento a Cristoforo Colombo per Las Palmas de Gran Canaria in occasione del quarto centenario della scoperta dell’America. Posto nella centralissima Plaza Alameda de Colón, il monumento consiste di un’alta colonna ottagonale (7,5 metri) dall’elaborato disegno, sulla quale posa il busto di Colombo di proporzioni colossali.

Il successo di questa commissione gli valse un altro importante incarico per Las Palmas, il Mausoleo alla memoria dei naufraghi italiani del piroscafo Sud America: partito da Montevideo e diretto a Genova, il Sud America fu speronato da una nave francese e colò a picco causando la morte di 88 persone. L’opera di Triscornia, nel cimitero cittadino, è composta da una figura femminile, allegoria dell’Italia, che stende il braccio destro verso una corona funebre posta su una parete di nuda roccia: questo elemento, che si vuole rappresenti gli scogli del porto di Las Palmas, ricorda altresì il profilo delle Alpi Apuane viste da Carrara.

Tra i suoi ultimi lavori il monumento al Conte di Pozos Dulces, su modello dello scomparso Domenico Boni (Carrara, 1886 – L’Avana, 1916), per il quartiere del Vedado a L’Avana (Cuba), ultimato nel 1925.

Senza eredi diretti, nonostante i due matrimoni, si ritirò nella villa di Torre del Lago – dove accolse letterati e artisti del calibro di Giacomo Puccini, Leonardo Bistolfi, Lorenzo Viani, Carlo Carrà e molti altri –  cedendo le attività artistico-industriali di famiglia all’ingegnere Emilio Quaglino, che continuò ad operare sotto l’insegna Triscornia-Quaglino fino al 1984.