Cappella di famiglia

Cappella funeraria della famiglia Nicoli

Cappella funeraria della famiglia Nicoli
veduta frontale

Galleria

Cappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia NicoliCappella funeraria della famiglia Nicoli

Storia e descrizione

Un alto basamento, impreziosito da una balaustra in bronzo dal ricercato disegno, copre il sepolcreto ipogeo della famiglia, accessibile dall’apertura frontale. La parte superiore, che assume il ruolo di terrazza commemorativa, reca l’iscrizione:

CARLO NICOLI / PER SE E PER I SUOI.

L’insieme culmina in un’edicola con timpano e colonne, in stile bizantino, preceduta da una breve scalinata, sulla quale sembra stia salendo un maestoso angelo in bronzo, dall’espressione meditabonda. Due imponenti sarcofagi, decorati da pannelli in bardiglio con motivi geometrici, conservano le spoglie dell’architetto ornatista Urbano Castelpoggi e della moglie Anna.

La struttura architettonica, nella sua solenne severità, diviene quasi un palcoscenico sul quale si muove un unico attore, l’angelo, con il suo passo eternamente sospeso e il volto rivolto al sepolcro sottostante. Il dito sfiora la bocca e contribuisce a creare un’atmosfera di profonda concentrazione: una riflessione o un dubbio? Un pensiero rivolto, forse, alla caducità delle fortune umane, e alle sorti degli artisti, che osano sfidare i secoli con le loro creazioni.

L’enigma non può, e non vuole essere sciolto: possiamo solo cogliere l’implicito invito a un momento di raccoglimento davanti a domande che non accettano risposte univoche.

Carlo Nicoli (Carrara, 1843-1915).

Allievo di Ferdinando Pelliccia (anch’egli sepolto a Marcognano) in Accademia a Carrara e di Giovanni Dupré a Firenze, Carlo Nicoli fondò il suo studio di scultura, nel quartiere di San Francesco, nel 1876.

L’elenco delle sue opere è lunghissimo e se ne ricordano, per brevità, solo le più note: la statua di Miguel de Cervantes per Alcalà de Henares (1876), quella di Francisco Jiménez de Cisneros per Madrid (1881) e il fortunato modello della Regina Vittoria, replicato più volte in marmo (Brighton, Durban, Melbourne ecc.). Realizzò, nel 1895, il grandioso Monumento al 2 luglio (o Monumento agli Eroi dell’Indipendenza) per la città brasiliana di Salvador de Bahia, alto oltre 25 metri. Per San Salvador la statua equestre del presidente Gerardo Barrios (1906), da modello di Francisco Durini (1880-1970) e con l’aiuto di Alessandro Marchetti (1857-1918. sepolto a Marcognano).

In Italia restano le grandi sculture e i gruppi in marmo per la Galleria Umberto I di Napoli, molti busti di regnanti e personaggi storici oltre al vivace monumento a Garibaldi (1889) per la natia Carrara.

Le fonti dell’epoca lo descrivono come figura molto amata in città:

Godè di reverente stima e di grande simpatia da parte dei suoi concittadini per la giovialità del suo carattere e per la signorilità del tratto. Fu uomo di bell’aspetto, sempre sorridente ed ispirava subito, al primo incontro, simpatia vivissima

Fu consigliere comunale (estrema sinistra storica) e, per qualche mese, sindaco di Carrara facente funzione (1895).

Fu maestro di scultori quali Carlo Fontana (1865-1956) e Arturo Dazzi (1881-1966, sepolto a Marcognano).

La tradizione del suo studio, che ha ospitato nel tempo artisti del calibro di Ettore Ximenes, Leonardo Bistolfi, Arturo Martini, Francesco Messina, Henry Moore, Lorenzo Viani, Caro Sergio Signori, Anish Kapoor, Louise Bourgeois e molti altri, è stata portata avanti con successo da eredi e nipoti.

Il complesso casa-studio dei Nicoli è ad oggi l’unico rimasto in attività tra i grandi laboratori di scultura della Carrara ottocentesca.