Monumento funebre

Monumento funebre di Erminia Maggesi

Monumento funebre di Erminia Maggesi
veduta d'insieme

Galleria

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Storia e descrizione

Tre scalini, fiancheggiati da lucerne funerarie in marmo, precedono un austero sarcofago, dalla sobria decorazione.

Chiude la composizione un altissimo cippo degradante verso l’alto, sul quale siede un angelo, quasi fosse appena disceso dal cielo, nell’atto di posare una corona di fiori sul sepolcro.

L’insieme ricorda, per impostazione generale, il monumento Faggioni, ma il tono è, nel complesso, più lieve.

La figura scolpita rientra nella tipologia dell’Angelo butta fiori (la definizione è di Carlo Nicoli), ha forme femminili e vesti riccamente decorate.

L’ampia tunica che scivola verso il basso sembra presagire il movimento dell’angelo, quasi sospeso nella sua discesa in direzione del sarcofago.

L’elemento scultoreo diventa protagonista assoluto della composizione, ne ravviva il carattere, altrimenti austero, e vi introduce un tono quasi narrativo.

L’elegantissimo motivo Art Nouveau disegnato dalla veste dell’angelo quasi incornicia la semplice iscrizione funebre, dove la defunta è ricordata per le sue munifiche attività:

COSTANTE E GENEROSA / SOCCORRITRICE DEI POVERI

Sul lato destro del sarcofago è riportata una citazione dal celebre inno per il Giovedì Santo di Paolino di Aquileia (VII sec.):

UBI CHARITAS / IBI DEUS

(dove vi è carità, li c’è Dio)

La presenza di analoghe figure angeliche nel repertorio dello studio Nicoli, e l’evidente affinità stilistica con le vicine sepolture Bernabò, Nicoli e Faggioni, con le quali va a costituire un insieme di notevole coerenza estetica, spingono ad attribuirne l’esecuzione a Carlo Nicoli e alle maestranze del suo studio carrarese.

Erminia Maggesi (1833-1903)

Erminia Maggesi, figlia di Antonio, è una delle figure più enigmatiche di Marcognano.

Le uniche notizie sulla sua vita provengono dal monumento funebre, dove è ricordata per la costante attività caritatevole.

L’imponenza del sepolcro e il pur tenue profilo biografico che ne emerge sembrano rimandare a una donna appartenente all’alta borghesia industriale; allo stato attuale delle ricerche, tuttavia, non sono emersi ulteriori elementi sulla sua vicenda personale.