Cappella di famiglia

Cappella funeraria della famiglia Salvini

Cappella funeraria della famiglia Salvini
settore inferiore della facciata

Galleria

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Storia e descrizione

Cappella con ampio ipogeo, eretta in memoria di Francesco Salvini ad opera del figlio Enrico. Il linguaggio architettonico, come per la vicina Cappella Cucchiari, è quello di un eclettismo variamente ispirato all’arte medioevale. La composizione è dominata dall’imponente angelo reggi cartiglio che sovrasta il portale d’entrata. Il fondo a mosaico dorato esalta la bianchezza della figura e il gioco decorativo dell’intreccio tra le ali e il cartiglio, sul quale sono incisi versi dell’Apocalisse di San Giovanni:

Beati mortui qui in Domino moriuntur (Beati i morti che muoiono nel Signore)

L’angelo reca la firma di Carlo Nicoli (con elegante grafia, sull’estremo lembo del cartiglio, verso destra) ed è assai probabile che al suo studio vada ricondotta l’esecuzione dell’opera nel suo insieme.

Nell’interno, a sinistra di un pregevole altare in marmo, si trova l’accesso all’ipogeo, che avviene tramite un’angusta scala a chiocciola in ghisa. Tra le lapidi si distingue quella di Francesco Salvini, con un suggestivo ritratto in medaglione opera dello scultore Pietro Lazzerini, anch’egli sepolto a Marcognano e l’enigmatica iscrizione

Col lavoro meritò la ricchezza / coll’uso della ricchezza il pianto e la fama superstite

Francesco Salvini (Livorno, 1835ca. – Carrara, 1899)

Francesco Salvini giunse a Carrara, dalla natia Livorno, a pochi anni dall’unità nazionale: responsabile di filiale  per l’imprenditore britannico William Walton (1786-1873) ne divenne in breve uno dei più fidati collaboratori e, dal 1878, socio. Facoltoso imprenditore, fu ritratto in busto (1903, collezione privata) anche dallo scultore Alessandro Lazzerini 1860-1942 (sepolto a Marcognano – si veda il percorso Carrara e gli scultori).

Un bel ritratto su tela della moglie, la carrarese Erminia Nori (1846-1939 – sepolta nella cappella) fu realizzato, nei primi anni del Novecento, dal pittore livornese Oscar Ghiglia (1876-1945): donato dagli eredi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, nel 1940, fa ancora parte delle collezioni dell’istituto.

I figli Enrico (Carrara, 1866-1947) e Gino (Carrara, 1865-1934 – entrambi sepolti in loco) proseguirono con successo l’attività paterna come armatori e commercianti di marmo: nel 1922, in particolare, fu Gino a rilevare le attività carraresi della ditta Walton Goody & Crips, fondata nel 1899.

Secondo i registri delle tumulazioni di Marcognano, la cappella Salvini accolse anche le spoglie di Agostino Marchetti (1838-1908) sindaco di Carrara dal 1883 al 1889 e dal 1895 al 1898, ricordato, tra le altre cose, per aver voluto ed approvato i progetti di Leandro Caselli per Marcognano. Nessuna traccia della sua sepoltura (o di quelle della moglie e della figlia, pure sepolte nella stessa sede) sopravvive oggi.