Cappella di famiglia

Cappella funeraria della famiglia Gattini

Cappella funeraria della famiglia Gattini
veduta frontale

Galleria

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Storia e descrizione

La cappella condivide il carattere eclettico dei monumenti Cucchiari, Salvini ecc. ma l’ispirazione in questo caso guarda al Rinascimento italiano e l’apparato decorativo si riduce al minimo.

L’uso di un vocabolario architettonico classicheggiante, si veda il severo pronao tuscanico, è accompagnato dall’inserimento di elementi quali il portale ad archi concentrici e la lunetta, che rimandano alla Toscana del Quattrocento più che a un contesto neoclassico.

L’atmosfera è accentuata dalla presenza di un Cristo in pietà in terracotta invetriata che si staglia su sfondo azzurro, affiancato da cherubini su sfondo celeste. Non un semplice richiamo ma una colta citazione dall’analoga Imago Pietatis realizzata nel 1495 da Andrea della Robbia, per la cappella del Monte di Pietà di Santo Spirito a Firenze (oggi Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze).

Decisamente più ardito l’accoppiamento con la cupola ribassata, scandita da oculi circolari e di gusto quasi neo-barocco. Sensazioni che trovano conferma all’interno della cappella, dove un altare che guarda all’arte del Sei-Settecento con sensibilità Art Decò, è sovrastato da un’ancona in marmo con l’effigie di un Sant’Andrea che sembra stagliarsi sul profilo dei monti di Carrara.

Alzando lo sguardo si ha modo di apprezzare il bel disegno interno della cupola, e gli affreschi, purtroppo assai deteriorati, dei Quattro Evangelisti nei pennacchi.

Una stretta scala da accesso all’ipogeo, dove si trovano le sepolture, dietro semplici e austere lapidi in marmo.

 

La famiglia Gattini

Non molto è dato sapere sulle attività carraresi della famiglia Gattini: i nomi di Andrea Gattini (1840-1917), del figlio Giovanni (1875-1935) e del nipote Alessandro (1901-1937) compaiono spesso tra gli elenchi dei possessori di cave e segherie nei primi decenni del secolo.

Membri dell’alta borghesia marmifera videro svanire le loro fortune, come molti altri, dopo le crisi di fine anni ’20.