Cappella di famiglia

Cappella funeraria della famiglia Forti

Cappella funeraria della famiglia Forti
particolare della facciata

Galleria

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Storia e descrizione

La cappella condivide il gusto eclettico delle vicine sepolture Cucchiari e Salvini ma, tra queste, si distingue una più convinta adesione al filone internazionale del gothic revival.

Impostato su un volume rettangolare concluso da un prospetto a capanna, l’edificio ha tutti i caratteri di una chiesa gotica in miniatura: la facciata è scandita da robusti contrafforti angolari che si innalzano fino a trasformarsi in slanciati pinnacoli, mentre il timpano, coronato da una croce, è animato da una teoria di gattoni e trafori che accentuano il marcato sviluppo verticale della composizione.

L’ingresso è incorniciato da un profondo portale strombato ad arco acuto, decorato con motivi geometrici a rilievo, mentre il rosone e le eleganti trifore aperte lungo i fianchi alleggeriscono la compatta massa muraria, evocando il lessico dell’architettura gotica reinterpretato secondo il gusto di inizio Novecento.

La lunetta centrale è impreziosita da un rilievo del Sacro Cuore di Gesù, accompagnato da un ricco trono neogotico che riprende il lessico architettonico dell’intera cappella.

I raffinatissimi ornati, a motivi geometrici e vegetali, comprendono il monogramma B F (Beniamino Forti) inscritto entro una stella a otto punte: la cappella fu infatti edificata dal figlio Adolfo in memoria del padre defunto.

Adolfo Forti (1879-1936)

Le attività industriali della famiglia Forti non nascono dal commercio del marmo ma da quello delle granaglie: Beniamino Forti (1852-1925, sepolto nella cappella, a lui dedicata) originario di Tenerano, in Lunigiana, giunge a Carrara a fine Ottocento. L’iniziale acquisto di un mulino lungo la via Carriona fu seguito da importanti investimenti nel settore, anche fuori città, con l’insegna Chiari & Forti.

L’ingresso nel mondo del lapideo avviene nel 1920, ad opera di Adolfo, figlio di Beniamino, che fonda la Adolfo Forti Marmi, una tra le protagoniste del Novecento carrarese: nel 1933 furono acquistate le cave della Carbonera, dalla famiglia Vennai, e pochi anni dopo Adolfo fu nominato presidente della Cassa di Risparmio di Carrara (1936).

Gli interessi della famiglia si allargarono presto al settore portuale, con importanti investimenti nei Rimorchiatori riuniti di Genova e Venezia. Le attività industriali proseguirono quindi sotto la guida del figlio Ennio (1908-1991) e dei nipoti Paolo (1938-2010) e Antonio, fino alle soglie del nuovo millennio.