Monumento funerario della famiglia Marchetti
Galleria
Storia e descrizione
Architettura tra le più imponenti di Marcognano, il monumento Marchetti si presenta come un alto volume parallelepipedo, impostato su un massiccio basamento, con scalee che conducono alla cappella vera e propria.
L’ingresso anteriore, a livello del suolo, da accesso all’ipogeo con le sepolture, mentre l’ambiente al piano superiore, a cui si accede dal lato opposto dell’edificio, è ornato unicamente da un altare in marmo dal disegno lineare.
L’architettura è di gusto pienamente classicista: i prospetti sono scanditi da robuste lesene che sorreggono una trabeazione continua, culminante in attici sormontati da frontoni triangolari. Gli elementi angolari, tuttavia, hanno andamento ricurvo, rivelando la natura moderna ed eclettica del disegno.
La decorazione è volutamente sobria, affidata quasi esclusivamente al gioco delle modanature, ai profili aggettanti e alle eleganti grate marmoree che alleggeriscono le specchiature superiori delle pareti. Particolarmente curata la scelta dei rivestimenti per la cappella del primo piano.
L’insieme è severo e solenne: l’originale articolazione verticale, che separa il luogo della sepoltura dallo spazio della memoria e della commemorazione, conferisce all’intero complesso un aspetto quasi templare.
La famiglia Marchetti.
Originari del borgo di Torano i Marchetti vantano una lunga tradizione nel mondo del marmo: cavatori e gestori di cave sin dal XVIII secolo, entrarono nel campo della scultura con Pietro Marchetti (Torano, 1766 – Carrara, 1846), direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara dal 1835 al 1846 e primo maestro del nipote Pietro Tenerani (Carrara, 1789 – Roma, 1869).
Il primo ad essere sepolto nel grande monumento di Marcognano, nel 1929, fu il notaio Augusto Marchetti (1847-1929), figlio di Domenico. Dopo una giovanile esperienza politica – come assessore alle finanze del Comune di Carrara, Augusto fu nominato notaio nel 1883, ottenendo presto la fiducia delle principali famiglie e imprese dell’economia marmifera. Nella sua lunga carriera ricoprì svariati incarichi pubblici: fu delegato del Consiglio Scolastico Provinciale, Sindaco revisore (1892) e poi Direttore della Cassa di Risparmio di Carrara, carica che mantenne fino agli ultimi anni di vita (1928). Nel 1941 la sua salma fu traslata nella vicina cappella Marchetti e Vanelli, dove tutt’ora si trova: non è ancora stato possibile determinare il motivo di questo spostamento.
Anche il cugino Agostino (1838-1908), sindaco di Carrara dal 1883 al 1889 e dal 1895 al 1897, trovò sepoltura a Marcognano, ma nell’adiacente Cappella Salvini, dove furono inumate anche la moglie e la figlia (dati desunti dai registri storici del cimitero, non riscontrabili nell’assetto attuale dell’ipogeo Salvini).
Fu invece sepolto nella cappella di Augusto il figlio Giovanni (1880-1939), imprenditore attivo nel commercio del marmo, mentre l’altro figlio Arturo (1869-1941) fu deposto direttamente del nuovo monumento Marchetti e Vanelli.






